UN PERCORSO ITALIANO NEL MINI-CAPITALISMO DI RAUL

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Da Il Manifesto

  Berto Savina, 56 anni da Avezzano (L’Aquila), sull’isola è sbarcato negli anni Novanta esportando l’idea del «Todo por 1», tutto per un dollaro, ora un Cuc (il peso convertibile). Oggi la sua catena conta oltre 200 punti vendita in tutta la Repubblica. La «nuova politica economica» cubana vista da dentro

Da qualche parte, nella Marsica, c’è chi ha impacchettato e spedito tutto: bandiere cubane, copricapo con i colori della rivoluzione e altri gadget assortiti, con tanto di effige di Fidel Castro e del delfino Raúl. Il primo ha festeggiato 85 anni il 13 agosto, suo fratello, che oggi è il presidente in carica, di candeline ne ha spente 80 lo scorso 3 giugno. E a fornire i festoni per celebrarne i compleanni, anche questa volta, è stato un italiano. Si tratta di Berto Savina, 56 anni da Avezzano, che sull’isola caraibica è ormai uno degli imprenditori italiani più conosciuti. Lui a Cuba ci è arrivato all’inizio degli anni Novanta, legando il suo nome al marchio Todo por uno, dove l’uno stava per dollaro (e oggi per Cuc, il peso convertibile). Una catena di punti vendita nei quali, tirando fuori una sola banconota, è possibile portarsi via di tutto, dallo shampoo al detersivo per la lavatrice, dai giocattoli agli articoli da regalo. All’epoca, il termine “proprietà privata” era ancora un tabù. Figurarsi la nuova stagione di riforme inaugurata dal fratello e delfino del Lider Maximo. Un esperimento di libero mercato approvato lo scorso 16 aprile dal Congresso del Partito comunista. “Credo che sarà una grande opportunità di crescita per il Paese – dice Savina – il modello di riferimento è senza dubbio quello cinese. Ma sono convinto che Cuba farà tesoro degli errori commessi in Asia. E poi si tratterà di un libero mercato su scala ridotta”. Un micro-capitalismo che il compañero Berto conosce bene, essendo lui l’ideatore dei discendenti degli empori italiani Tutto a mille lire. “Il primo l’ho aperto in Italia nel 1991 – racconta – poi ho deciso di esportare l’idea anche a Cuba. Mi ci sono voluti tre anni per ottenere tutti i permessi necessari. Nel 1995, dopo aver costituito una società mista con lo Stato, ho inaugurato il primo punto vendita sull’isola”. Un negozio che vendeva orsacchiotti di peluche, i primi mai visti dai bambini cubani. Andarono subito a ruba. Poi arrivarono i detersivi, i prodotti per l’igiene, gli articoli per la casa. E fu l’inizio del successo. “Sono venuto a Cuba – ancora Savina – prima di tutto perché amavo questo Paese e la sua gente, oltre ad apprezzarne il sistema istituzionale. Ma la molla che mi ha spinto a potenziare la mia attività è stata il constatare gli effetti dell’embargo. Quando arrivai qui una saponetta costava quasi 3 dollari. E non era affatto conveniente importare un cargo di carta igienica, perché sarebbe costata di più la spedizione che il prodotto”. E così è iniziata la spola tra Avezzano, dove ha sede la sua Italsav, e L’Avana. Tre settimane in Italia, una a Cuba. Oggi i negozi Todo por uno sono oltre 200 in tutto il Paese e una sessantina nella sola capitale. Da Avezzano all’Avana Diplomato in ragioneria, ex dipendente dell’amministrazione penitenziaria in un carcere d’Abruzzo e poi imprenditore. Dapprima nel settore del catering per le mense aziendali, quindi nel commercio al dettaglio. Una storia italiana di successo, come tante. Anche se, in questo caso, si è trovata ad intrecciarsi con la Storia, quella con la “S” maiuscola. “Fidel Castro l’ho conosciuto in Italia nel 1996 – dice – in occasione di una delle sue ultime visite a Roma. Ero con un gruppo di una decina di altri imprenditori italiani. Mi colpì la sua simpatia e disponibilità, ma soprattutto il suo carisma”. Dopo 15 anni da quel fortuito incontro, oggi la stima nei confronti della famiglia Castro è reciproca. Del resto a Varadero, Savina è noto come filantropo, per aver ideato il primo parco giochi per bambini sull’isola. La Italsav, inoltre, ha prodotto le migliaia di bandierine e gadget per festeggiare i maggiori eventi degli ultimi anni, come il cinquantenario della Rivoluzione, nel 2008, e l’ottantesimo compleanno di Fidel Castro, nel 2006. In quell’occasione Savina organizzò persino uno spettacolo pirotecnico, ingaggiando una ditta di Rieti. Non solo. Alla Italsav è affidata la vendita del marchio italiano Benetton per l’intera isola. L’ultima novità in ordine di tempo riguarda l’apertura di punti vendita sul modello svedese di Ikea. Botteghe dove si possono acquistare accessori per la casa, lampadari e cristallerie. I negozi sono di proprietà dello Stato, ovviamente, e danno lavoro a quasi un migliaio di dipendenti pubblici cubani. Questo perché a Cuba è vietata sia la proprietà privata che lo sfruttamento della manodopera. Almeno, così era fino a ieri l’altro. Finora sono 178 le attività liberalizzate dal governo. Si va dagli sciuscià ai tassisti, fino ai ristoranti. “I primi ad aprire sono stati i parrucchieri – racconta Savina – poi affittacamere, idraulici ed elettricisti. Vedrete che nel giro di pochi anni Cuba cambierà volto”. La trafila è snella come mai: si chiede la licenza e si pagano le tasse, magari con l’ausilio del microcredito che proprio con Raùl sta prendendo le mosse. Al momento sarebbero almeno 70mila i nuovi imprenditori made in Cuba. E gli uffici amministrativi che concedono le licenze sono sommersi dalle richieste. “C’è un cliché negativo nei confronti dei cubani – ancora Savina – molti pensano che non saranno pronti ad affrontare il libero mercato. Io che li conosco da un po’, posso dire che sono un popolo intraprendente e testardo. Finora hanno dimostrato di sapersi risollevare sempre. In questo li sento molto simili a noi abruzzesi. Sapranno sicuramente cogliere anche le opportunità offerte da questo nuovo corso”. Tre anni tremendi “Gli ultimi tre anni sono stati decisamente difficili per il Paese – continua – nel 2009 è stato messo in ginocchio da tre uragani consecutivi. Poi c’è stata la crisi finanziaria internazionale a dargli il colpo di grazia. I pochi investitori internazionali sono fuggiti a gambe levate. Oggi Raùl sta prendendo delle decisioni difficili. Ma il popolo le sta comprendendo. Immaginate cosa succederebbe in Europa se, dall’oggi al domani venissero licenziati 500 mila dipendenti pubblici”. Un numero di tagli che il governo ha già fatto sapere che raddoppierà, di qui al 2015. Ma sono circa 300 le riforme che saranno adottate al fine di “correggere gli errori commessi nel corso dei ultimi cinque decenni di socialismo”, come lo stesso Raúl Castro ha dichiarato. Sarà possibile vendere case e automobili, verranno incentivate le concessioni di terre in usufrutto ai contadini, saranno ampliate le sfere di competenza dei lavoratori privati. Insomma, una rinnovata apertura all’iniziativa privata, unita alla riforma dell’agro-alimentare e all’apertura ai capitali stranieri. Un capitolo importante è quello relativo alle auto. Dal 2012, infatti, sarà molto più semplice acquistare vetture immatricolate dopo il 1958. Finora per avere un’auto nuova si doveva seguire una lunga trafila burocratica che, il più delle volte, si concludeva con l’archiviazione. Forse, insomma, le vie di Cuba smetteranno di essere quel grande museo dell’auto storica a cielo aperto, che sono oggi. E si potrà finalmente evitare di adattare motori di Ford o Fiat sui vetusti telai delle vecchie Chevrolet, Cadillac o Lincoln in perenne riparazione, dai tempi di Fulgencio Batista. “Ne trarranno vantaggio la sicurezza stradale e la qualità dell’aria – sorride Savina – ma le riforme intaccheranno anche la vita quotidiana delle persone. Gradualmente, infatti, si dice che verrà eliminata anche la libreta”. Scomparirà, dunque, l’indispensabile tessera annonaria che integrava i salari statali, il cui ammontare medio si aggira intorno ai 20 dollari al mese. Del resto, negli ultimi anni, il valore della libreta era precipitato. Quasi impossibile ottenere della carne, in passato il razionamento prevedeva almeno un uovo al giorno. Oggi la situazione è peggiorata: un uovo ogni tre giorni. E da gennaio lo Stato ha deciso di non fornire più i prodotti per l’igiene intima. Insomma, i cubani dovranno vedersela da soli, dopo anni di patto sociale. E pare che a molti non dispiaccia affatto. “Soprattutto nelle zone interne – rivela Savina – si stanno ristrutturando e arredando centinaia di appartamenti, che poi saranno dati in affitto ai turisti. Lo so perché proprio in quei punti vendita stanno andando a ruba lampade, decori e articoli per la casa. In generale, dall’inizio delle liberalizzazioni, circa dieci mesi fa, abbiamo registrato un incremento di almeno il 20 per cento nell’export verso Cuba”. Oggi sono circa un centinaio i container che partono ogni mese dall’Abruzzo, per un fatturato annuo che ammonta a diverse decine di milioni di dollari. E che fa di Savina uno dei primi esportatori italiani verso Cuba: “All’interno di ogni container non c’è solamente un prodotto – spiega – dobbiamo fare in modo che contenga un po’ di tutto. Un fabbisogno pronto all’utilizzo di molte persone”. Per cui lamette, batterie, carta igienica e soprammobili. Tutto per un dollaro. E un po’ per tutti. Un capitalismo diverso, che forse ha fatto scuola. Largo ai giovani Oltre alle liberalizzazioni, tuttavia, il pacchetto di riforme varate da Raul contiene misure drastiche per salvare Cuba dalla bancarotta e alle quali la stessa politica si sottometterà. Il presidente ha infatti proposto di limitare a 10 anni la durata dei mandati dei dirigenti istituzionali: “Non potranno più esserci rielezioni a tempo indeterminato per le massime cariche della nazione – ha annunciato ad aprile – d’ora in poi si potranno ottenere solo due mandati della durata di 5 anni”. Un tentativo di dare spazio ai giovani nella Republica dove il potere resta ancora saldo nelle mani dei veterani. Basti pensare a quello che avvenne nel luglio del 2006, quando il lider maximo lasciò il potere a causa delle sue condizioni di salute. Dei sei dirigenti da lui indicati per la successione, i più giovani erano Carlos Valenciaga, con i suoi 36 anni, il vicepresidente Carlos Lage Devila e il ministro degli esteri Felipe Perez Roque, entrambi poco meno che cinquantenni. Erano i tre esponenti della cosiddetta “nuova generazione”, quelli più citati dagli analisti internazionali come possibili delfini di Fidel. Eppure, nessuno dei tre venne eletto, nel 2008, quando il parlamento indicò il nuovo governo. “Penso che ci sarà presto una maggiore apertura nei confronti delle nuove generazioni – spiega ancora Savina – lo stesso Raul sta dando grande importanza alle richieste e alle proposte che vengono dai giovani. Suo figlio Alejandro, ad esempio, è una persona di grande cultura e senza dubbio è uno dei suoi maggiori consiglieri, proprio in ambito economico. Credo che gran parte degli input per queste liberalizzazioni vengano da lui”. E poi c’è Mariela, l’altra figlia di Raùl, sessuologa affermata e da sempre impegnata nell’affermazione dei diritti degli omosessuali. Proprio pochi giorni fa, è stato celebrato il primo matrimonio transgender a Cuba. Un evento che ha del sensazionale, in un Paese da sempre restìo a trattare queste tematiche. La nuova Cuba di Raul, insomma, guarda al futuro. Senza dimenticare il delicato gioco delle partnership economiche internazionali, fondamentale per un paese che da oltre cinquant’anni vive un embargo economico. Lo scorso 5 giugno il vicepresidente cinese Xi Jinping, uno dei candidati più accreditati alla successione di Hu Jintao, ha incontrato Raul Castro all’Avana. Nel corso dell’incontro, i due governi hanno firmato 13 nuovi accordi economico-commerciali. Pechino esporta autobus, locomotive, strumenti per l’agricoltura e beni di consumo; Cuba risponderà esportando prevalentemente zucchero di canna. Un interscambio il cui valore, nel 2010, si è aggirato attorno ai 1.800 milioni di dollari, 300 milioni in più rispetto al 2009. Oggi, dopo il Venezuela di Chavez, è proprio la Cina il principale partner commerciale di Cuba. Non solo. L’ente petrolifero statale cubano Uniòn Pètroleo de Cuba (Cupet) ha affidato alla China National Petroleum Corporation (Cnpc) la perforazione di vari pozzi, oltre all’espansione delle raffinerie di Cienfuegos e Matanzas. Se un tempo puntati verso le spiagge della Florida c’erano i missili sovietici, fra non molto ci saranno le trivelle cinesi. Nel perenne tentativo di aggirare il bloqueo, l’embargo economico voluto dagli Usa. “Anacronistico – lo definisce l’imprenditore italiano – Cuba in questo momento avrebbe bisogno di aiuto. Ma non le si può offrire aiuto e insieme gli ispettori, come aveva proposto George W. Bush. Obama, all’inizio del suo mandato, era sembrato aprire a un dialogo. Ecco. Cuba ha bisogno di questo, il dialogo. Non delle imposizioni”.